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Francesco Guccini



14 giugno

Radio Birikina festeggia Francesco Guccini

 

Il cantautore Francesco Guccini nasce il 14 giugno 1940 a Modena.

A causa dello scoppio del secondo conflitto mondiale si rifugia con la madre dai nonni, sull’Appennino tosco-emiliano (un periodo vissuto da Guccini che verrà ricordato più volte sia nei testi delle canzoni, sia nel romanzo “Cronache epifaniche”). La fine della guerra riporta Guccini a Modena.

Dopo la scuola dell’obbligo frequenta l’istituto magistrale “Carlo Sigonio”, dove consegue il diploma nel 1958. È un periodo molto importante per la formazione culturale e musicale dell’artista. Francesco Guccini per due anni ricopre il ruolo di cronista alla “Gazzetta di Modena”.

Nel frattempo frequenta la facoltà di Magistratura, senza laurearsi. In quegli stessi anni comincia a suonare insieme ad Alfio Cantarella, Pier Farri e Victor Sogliani; la formazione prende il nome de “I Gatti”. Risalgono a questo periodo brani come “Bimba guarda come (il ciel sa di pianto)”, “Ancora” e “Viola come gli occhi di Angelica”. Il cantautore è costretto al servizio militare e quindi ad abbandonare la band; poco prima di partire aveva scritto alcune canzoni tra cui “La ballata degli annegati” e “Venerdì Santo”.

Una volta tornato dal servizio militare, l’interesse dell’artista si sposta verso il beat. Compone in questi anni canzoni come “Auschwitz” e “È dall’amore che nasce l’uomo”. Nel 1967 la casa discografica CGD gli propone di partecipare al Festival di Sanremo, tuttavia la canzone non passa le selezioni. Per interpretare il brano vengono scelte due cantanti: Gigliola Cinquetti e Caterina Caselli (alla fine solo Gigliola Cinquetti registra il pezzo).

Il primo lavoro che segna l’esordio della carriera da cantautore è “Folk beat n. 1” (1967), in cui compaiono i primi tratti caratteristici che contraddistinguono il suo stile: vengono affrontati temi come la morte, il suicidio, l’olocausto, la guerra e l’infamità sociale. In quello stesso periodo scrive numerose canzoni tra cui “Le biciclette bianche”, “Incubo n. 4”, “Una storia d’amore”, “Dio è morto”.

Risale al 1967 il 45 giri “Un altro giorno è andato/Il bello”. Nel contempo si dedica alla scrittura di pezzi per i Nomadi, Bobby Solo, Caterina Caselli e numerosi altri artisti. Guccini si distingue anche in ambito pubblicitario: partecipa alla scrittura dello slogan dell’Amarena Fabbri per Carosello. Nel 1970 pubblica l’album “Due anni dopo” a cui segue “L’isola non trovata”. La fama a livello nazionale giunge nel 1972 con “Radici” che contiene canzoni come “La locomotiva”, “Incontro”, “Piccola città”, “Il vecchio e il bambino” e “Canzone dei dodici mesi”. Nel 1973 viene registrato il disco “Opera buffa” (live), seguito l’anno dopo, da “Stanze di vita quotidiana”. Tre anni dopo arriva il successo commerciale; l’album si intitola “Via Paolo Fabbri 43” e tra le tracce troviamo: “Il pensionato”, “Canzone quasi d’amore”, “L’avvelenata” e “Piccola storia ignobile”.

Alla fine degli anni ’70 il cantautore incide “Album concerto”, seguito nei primi anni ’80 da “Metropolis” (citiamo le canzoni “Venezia” e “Bologna”), da “Guccini” e, nel 1987, da “Signora Bovary”. Risale al 1990 “Quello che non…” e poi, tre anni dopo da “Parnassius Guccini” in cui spicca “Samantha” e “Farewell”. Nel 1996 è la volta di “D’amore, di morte e di altre sciocchezze”, altro successo di vendite. Quattro anni dopo registra “Stagioni” in cui figurano brani come “Autunno”, “Don Chisciotte” e “Ho ancora la forza”.

Nel 2005 esce “Anfiteatro Live”, registrato l’anno precedente nell’Anfiteatro di Cagliari. Nel marzo 2010 la Mondadori pubblica la prima autobiografia del cantautore, dal titolo “Non so che viso avesse”. Nel 2012 Guccini ritorna in sala d’incisione cantando nell’album di Enzo Avitabile il brano “Gerardo nuvola ‘e polvere”, aggiudicandosi il premio “Amnesty Italia”.

Nel 2012 pubblica il disco “L’ultima Thule”, che nel 2013 è stato premiato per le oltre 120.000 copie vendute (doppio disco di platino). Nel 2015 Francesco Guccini ritorna a cantare come ospite in “Le storie che non conosci” di Samuele Bersani e Pacifico; il ricavato viene interamente devoluto alla “Fondazione Lia” al fine di finanziare laboratori di scrittura per bambini non vedenti. 

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