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2001 Odissea nello spazio



2001 : Odissea nello spazio’ è un film di fantascienza di Stanley Kubrick presentato il 6 aprile del 1968, basato su un soggetto di Arthur Clarke.  Kubrick aveva contattato lo scrittore perché aveva bisogno di un buon soggetto per un film di genere. Il lavoro è rimasto uno dei filmati più celebri grazie alla sceneggiatura, alla recitazione e alla tecnica di ripresa. Riprende con fedeltà l’ambiente spaziale: l’astronave ha una gravità a causa della rotazione, i movimenti in assenza di gravità sono lenti come dovrebbero essere e la scena in cui un astronauta rientra nell’astronave è stata approvata dagli esperti come verosimile.

Ognuno è libero di speculare a suo gusto sul significato filosofico del film” ha dichiarato Kubrick “ho tentato di rappresentare un’esperienza visiva, che aggiri la comprensione per penetrare con il suo contenuto emotivo direttamente nell’inconscio.” A questo proposito è di grandissimo effetto l’unione tra le due scene iniziali: l’utilizzo di un osso da parte di un ominide e le astronavi orbitanti attorno alla Terra. In questo modo il regista ha compiuto un salto logico di millenni con un’operazione che trova pochi riscontri nella storia del cinema.

La prima parte del film rappresenta degli uomini primitivi che toccano un monolito nero, imparando ad usare gli strumenti per sopravvivere. Nella seconda parte il film racconta il 1999 dove alcuni ricercatori sono chiamati in missione sulla luna. La terza parte si svolge nel 2001 dove un gruppo di scienziati sono a bordo della ‘Discovery One’ diretti verso Giove. Qui entra in scena il computer HAL 9000. Si scoprirà che al computer è stato chiesto di nascondere il reale obiettivo della missione. Quest’ordine creerà un conflitto interno ad HAL che inizierà a manifestare nei pressi di Giove. Il computer cercherà di ostacolare gli esseri umani, giungendo anche a ucciderli. Uno di loro, però, David Bowman, riesce a prendere il controllo della nave, disabilitando le funzioni superiori di HAL. Il computer sembra regredire allo stato infantile intonando un sinistro ‘Giro giro tondo’. Nell’ultima parte lo scienziato prova ad avvicinarsi a Giove con una capsula. E qui viene investito da una scia luminosa e inquietante, che lo trascina ad una velocità imponderabile e lo porta in una stanza chiusa. L’uomo riesce a vedere se stesso nelle varie fasi della propria vita fino alla morte e alla rinascita in un feto cosmico, il “bambino delle stelle”. Si può ipotizzare che l’uomo in uno spazio-tempo ignoto riesca ad evolversi in un essere estremamente evoluto.  

Uno dei temi che colpirono maggiormente il pubblico e la critica fu il supercomputer HAL 9000 con la sua voce suadente e la sua successiva ribellione.  L’unica previsione corretta, almeno finora, è che i computer sono capaci di vincere gli uomini nel gioco degli scacchi. Tuttavia, se si intende la pellicola come il pronostico della supremazia della tecnologia sulla società, allora il film è estremamente attuale.

La musica che accompagna la metamorfosi dell’uomo è l’inizio di “Così parlò Zarathustra” di Richard Strauss. Il poema sinfonico sottolinea tutti i punti di svolta della storia. La scelta di questo brano non è casuale in quanto la sinfonia si ispira all’omonima opera di Friedrich Nietzsche, nella quale si narra la discesa del profeta tra gli uomini per insegnare loro a diventare liberi. E’ probabile che gli autori abbiano voluto evocare un’analogia tra Zarathustra e il monolito nero.

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