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ADRIANO OLIVETTI, STORIA DI UNA RIVOLUZIONE



Adriano Olivetti è stato un imprenditore, ingegnere e politico italiano, figlio di Camillo Olivetti, fondatore della Ing. C. Olivetti & C,  (la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere) e Luisa Revel. Uomo di grande e singolare rilievo nella storia italiana del secondo dopoguerra, si distinse per i suoi innovativi progetti industriali basati sul principio secondo cui il profitto aziendale deve essere reinvestito a beneficio della comunità.

Nel 1924 conseguì la laurea in ingegneria chimica al Politecnico di Torino e dopo un soggiorno di studio negli Stati entrò nel 1926 nella fabbrica paterna ove, per volere di Camillo, fece le prime esperienze come operaio. Divenne direttore della Società Olivetti nel 1932, anno in cui lanciò la prima macchina da scrivere portatile chiamata MP1; successivamente divenne presidente.

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Scoppiata la seconda guerra mondiale si schierò contro il regime fascista per poi, al termine della guerra, riprendere le redini dell’azienda. Olivetti era un uomo dalle straordinarie capacità manageriali: la Olivetti divenne la prima azienda al mondo per la produzione di materiale per ufficio; ricerca e sperimentazione erano gli ingredienti necessari per poter soddisfare le esigenze dei clienti.

Ma non solo: oltre alle notevoli capacità manageriali, Olivetti era un vero e proprio imprenditore, focalizzato sul benessere dell’azienda e dei suoi dipendenti, considerati sotto il profilo umano prima che sotto quello lavorativo. A tal proposito verso la fine del 1945, pubblicò il libro “L’ordine politico delle comunità” di ispirazione socialista/liberale.

Nell’opera Olivetti si fa garante dell’idea che si possa creare un equilibrio tra solidarietà sociale e profitto, ovvero un piano legato alla felicità collettiva in azienda avrebbe automaticamente portato a maggiore efficienza. Si trattava di un vero e proprio piano d’organizzazione della città di Torino: gli operai ricevevano salari più alti rispetto ai dipendenti di altre fabbriche, godevano di convenzioni ed agevolazioni e spesso abitavano in case appositamente costruite vicino al luogo di lavoro, provviste di servizi nelle strette vicinanze come gli asili.

Anche all’interno della fabbrica l’ambiente era diverso: durante le pause i dipendenti potevano servirsi delle biblioteche, ascoltare concerti, seguire dibattiti, e non c’era una divisione netta tra ingegneri e operai, in modo che conoscenze e competenze fossero alla portata di tutti. L’azienda accoglieva anche artisti, scrittori, disegnatori e poeti, poiché l’imprenditore Adriano Olivetti riteneva che la fabbrica non avesse bisogno solo di tecnici ma anche di persone in grado di arricchire il lavoro con creatività e sensibilità.

Adriano Olivetti credeva nell’idea di comunità, come unica via da seguire per superare la divisione tra industria e agricoltura, ma soprattutto tra produzione e cultura.

Nel 1956 fu eletto sindaco di Ivrea e due anni dopo ottenne due seggi in Parlamento candidandosi con il Movimento Comunità. Il suo voto fu rilevante per la fiducia al governo Fanfani. Nel 1957 la National Management Association di New York premiò l’attività di direzione d’azienda internazionale di Olivetti. Nel 1958 Olivetti fu eletto deputato come rappresentante di “Comunità”. La sua morte prematura il 27 febbraio del 1960 sancì la fine del movimento.

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