Mattonella

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Tropicana Club

Locali Anni 60

Informazioni inviate da:
Ricky Scandiani da Ferrara

“Quando ballai il twist insieme a Rita Pavone”

Il Tropicana era l’appuntamento fisso per quel folto gruppo di ragazzini, allora ancora rigorosamente minorenni, che costituivano la mitica compagnia del Bagno Moderno.
Una sera sì e una no erano al botteghino: poche centinaia di lire gli uomini e gratis le fanciulle, e via con hully gully, twist, surf dei Franco e i Misters.

Il maestro Ugo Orsatti, coi suoi baffoni a manubrio e la sigaretta che faceva corpo unico con tre centimetri di cenere tubolare, ci faceva lo sconto e si spalancavano le porte del dancing. Anche a me che ero piccolo e al seguito di mia sorella.
Per i nomi importanti degli anni ’60 niente sconto al Tropicana Club, dove sono passati Gino Paoli, la Vanoni, Little Tony, Walter Chiari, le gemelle Kessler.
Nella torrida estate del 1964 si aspettava il fenomeno popolare della musica italiana: Rita Pavone. Il successo di “Pel di Carota” era al top. A me la Pavone piaceva proprio, se non altro perché si circondava di un gruppo giovane, i Collettoni.
Adoravo il twist al punto che un anno prima, cimentandomi in coppia con mia sorella, vincemmo una gara sulla pista del Tropicana. Mi premiarono con un vassoio di cioccolatini…
Poi la fatidica sera, “signore e signori è qui con noi l’insuperabile Rita Pavone”.
In un tenue ondeggiare tra sonno e veglia io, bambino, riuscivo a malapena a udire qualche verso de “La partita di pallone”, il riff del “Cucuzzolo della montagna”, per poi riassopirmi sulle note di “Come te non c’è nessuno”. Quand’ecco che Rita scese dal palco e intonando le note di “Amore twist” invitò il pubblico a ballare.
Sentii la voce di mio padre, un cinquantenne innamorato di Ferrara, abbandonata per andare a vivere a Milano, che sbottava “eccoli lì…i frarìs…tant ciàcar, po’ quand l’è al mument…”.
E rivolgendosi a me: “Dài, Ricky, non vedi che non si fa sotto nessuno? Vai tu a ballare con la Pavone”.
Più di là che di qua non diedi peso alla richiesta, ma udito un secondo suo tentativo azzardai timidamente un “…pa..pà… ho son…no” quando avvertii la sua tenace presa avvolgermi un braccio e in un nanosecondo mi sentii lanciare verso il centro della pista.
Fu un attimo, le luci della sala spalancarono quegli occhi assonnati, mentre centinaia di altri occhi puntavano diretti su quel tenero pulcino dall’improbabile mise giacca e pantaloni corti che, come risvegliandosi dal bacio della sua principessa rosa, percepì una voce intonare “…girando delusa per la città ho visto ballare il twist…” conoscendo fin troppo bene che il verso seguente avrebbe recitato “…e tutt’a un tratto mi son messo a ballar…”. E così fu, di colpo, senza nemmeno rendermene conto, magia del twist, tutto a un tratto mi sono messo a ballare, lì, con Rita Pavone.

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