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George Harrison



25 febbraio
Radio Birikina festeggia: George Harrison.

Radio Birikina festeggia il cantautore, compositore, attore, produttore cinematografico e discografico, George Harrison, nato a Liverpool il 25 febbraio 1943.

Il ragazzo, ultimo di quattro fratelli, dimostra fin da piccolo la passione per la chitarra, per questo i genitori decidono di regalargliene una. Nel 1956 con il fratello maggiore fonda il gruppo dilettantistico dei Rebels; nello stesso tempo George è impiegato come elettricista.

Qualche anno dopo Paul McCartney, suo compagno di scuola, lo presenta a John Lennon che aveva fondato un complesso musicale: “Quarryman”. Nonostante il talento, a causa della giovane età non viene integrato nel gruppo. La band di Lennon si era costituita nel 1956 ed era formata da sei ragazzi provenienti da Liverpool: John Lowe, Rod Davis, Len Garry, Colin Hanton, Pete Shotton e John Lennon.

Nel 1960 la formazione della band muta adottando il nome “Beatles”. George Harrison diventa il chitarrista solista del gruppo. Ben presto inizia l’attività di compositore; il suo primo brano è intitolato “Don’t bother me”, presente nel disco “With the Beatles”, risalente al 1963. Altre canzoni sono: “You Know What to Do”, “I Need You”, “If I Needed Someone”, “I Want to Tell You”.

Nel 1966 conosce la modella Pattie Boyd con la quale convola a nozze. Dal 1965 Harrison inizia a costruire una propria identità musicale, parallela a quella dei “Beatles”: studia il sitar e abbraccia la religione indiana. Nel secondo periodo dei Beatles, Harrison affina la sua tecnica strumentale e si dedica alla scrittura di canzoni come “Long, Long, Long” e “Savoy Truffle”. George Harrison si rivela chitarrista di talento ma le sue qualità vengono spesso offuscate sia da Paul McCartney e John Lennon sia dal carattere schivo dello stesso Harrison. A dire il vero George sta allargando i propri orizzonti, proponendosi anche come produttore: stanzia dei soldi a favore di artisti come i “Badfinger”, Jackie Lomax e i “Radha Krishna Temple”; inoltre nel 1968 lavora alla realizzazione della colonna sonora per il film “Wonderwall Music”.

Quando i Beatles si sciolgono, l’artista decide di intraprendere un percorso solistico; l’esordio avviene nel 1970 con “All Things Must Pass”, accolto in maniera positiva sia dal pubblico che dalla critica. Il singolo di successo estratto si intitola “MySweet Lord”, che in un secondo momento viene accusato di plagio: la melodia era simile a “He’s So Fine” delle Chiffons; in realtà la causa portata in tribunale è giunta al termine nel 1976 con la sentenza da parte del giudice di “plagio inconsapevole”. Successivamente emerse che dietro alla causa c’era il manager di Harrison, Allen Klein, il quale stava “comprando” il caso e i diritti di “He’s So Fine”. La questione ritorna sul bancone del tribunale e terminò con la cessione ad Harrison dei diritti della canzone plagiata nei mercati più importanti dietro il pagamento di 576.000 dollari (pari alle spese sostenute da Klein).

Nel 1971 l’artista viene scelto per organizzare il fortunato “Concerto per il Bangladesh”, a favore dei profughi che la guerra tra India e Pakistan aveva creato; Tra gli artisti, Bob Dylan, Eric Clapton, Ringo Starr e Leon Russel. L’evento portà alla creazione di un film concerto e di un LP. George Harrison si occupa di beneficenza anche negli anni seguenti, istituendo la “Material World Charitable Foundation”. Nel 1974 l’artista fonda una propria etichetta discografica, denominata Dark Horse Records. Nello stesso periodo intraprende una tournée di ben cinquanta concerti, volta a promuovere l’album “Dark Horse”. A causa di problemi vocali le esibizioni del cantante deludono gli spettatori e la critica. Il disco non ottiene il successo sperato e tutti questi fattori portano George a distanziarsi dall’ambiente musicale: le ospitate vengono diminuite drasticamente. Nonostante la distanza dalle scene, Harrison continua a pubblicare nuovi lavori; tra questi “Extra Texture (Read All About It)” (album del 1975), “Thirty-Three & 1/3″ e “George Harrison”, disco del 1979 da cui venne estratto il singolo “Blow Away”.

Parlando della vita privata, dopo aver divorziato dalla prima consorte, il nostro protagonista ha fatto di Olivia Trinidad Arias la sua seconda moglie. Un anno dopo l’ultimo disco citato, viene pubblicato il libro autobiografico intitolato “I, Me, Mine”, nel quale vengono svelati i segreti del periodo con i “Beatles”.

Dagli anni ’80 Harrison dimostra il suo eclettismo: decide di ritirarsi quasi completamente dal mondo della musica per dedicarsi all’arte cinematografica, vestendo i panni di produttore esecutivo. Non manca comunque di regalare ai fans un nuovo disco: ”Somewhere in England”, del 1981. Tra le tracce figura “All Those Years Ago” dedicata all’ex Beatles, John Lennon (venuto a mancare un anno prima). Dopo circa cinque anni lontani dalla scena musicale George Harrison ritorna sul palco con l’album “Cloud Nine” (1987), in cui figurano personalità di spicco come Elton John, Gary Wright e Ringo Starr. Il singolo estratto è la cover “Got My Mind Set on You” in origine interpretata da Rudy Clark. L’anno successivo il cantante-musicista viene invitato come ospite al Festival di Sanremo, occasione in cui presenta il videoclip del brano “When We Was Fab”. Verso la fine del 1988 il nostro protagonista prende parte al progetto discografico “Traveling Wilburys”, che ottiene grande successo e che vede la partecipazione di grandi nomi del panorama musicale come: Bob Dylan, Tom Petty, Jeff Lynne e Roy Orbison (tre saranno gli album pubblicati da questa formazione).

L’ultimo tour viene intrapreso nel 1991, insieme ad Eric Clapton ed altri artisti di livello. La scelta di Harrison di esibirsi solo in Giappone, è ampiamente criticata dai fans. A seguito di questa serie di concerti, saltuariamente il nostro protagonista suonò dal vivo. Nel 1995-96 lavora insieme a Paul McCartney e Ringo Starr per il film documentario e tre doppi album di “Anthology”, dedicati ai Beatles.

George Harrison muore di cancro a Los Angeles il 29 novembre del 2001.

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