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Halloween in Italia…



Cari amici di Radio Birikina,

oggi parliamo di Halloween, festività americana ma che non è poi così anglosassone; con altri nomi, Halloween in Italia c’è sempre stato. Tra i Romani sono numerose le feste dedicate alla commemorazione funebre. Un esempio? Il 5 e il 6 ottobre si celebrava il Mundus Patet e il Dies Ater. Il primo contemplava l’apertura di una fossa nella terra che metteva in comunicazione con il mondo dei morti. La seconda era semplicemente un giorno dedicato ai Manes, le anime dei defunti, che in alcuni casi venivano identificati con le divinità dell’Oltretomba. Questo è un esempio ma usanze e tradizioni si sono propagate fino ai giorni nostri tanto che nei primi decenni del ‘900 era usanza ritagliare zucche, travstirsi per chiedere dolcetti…

Facciamo un giro intorno all’Italia per conoscere le usanze della festa dei Morti:

FRIULI VENEZIA GIULIA:  Ad Ampezzo (Udine), ogni anno si celebra l’antico capodanno celtico in cui si pensava che i morti tornassero sulla terra. I cortili e i viali vengono illuminati con torce e zucche.

VAL D’AOSTA E PIEMONTE: Nelle case, le persone preparano una sontuosa tavola per far cenare i defunti

SARDEGNA: Anche in Sardegna la tradizione di Halloween è stata rivisitata e prende due nomi distinti a seconda che la si celebri nel sud (“Is Animeddas”) o nel nord (“Su Mortu Mortu”) della regione. La stessa notte i bambini vestiti da fantasmi vanno di casa in casa a porre la fatidica domanda: “Dolcetto o scherzetto?” declinata però in alcune formule tipiche del loro dialetto come “seus benius po is animeddas”(“siamo venuti per Animeddas”), “carki cosa po sas ànimas” (“qualcosa per le anime”), “peti cocone” (“chiedi il pane”).

 

 

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