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Il musicarello



Cari Birikini, quest’oggi vogliamo fare un salto nei magnifici anni ’60: quanti di voi, almeno una volta, hanno guardato i film in cui cantanti come Rita Pavone, Gianni Morandi, Little Tony, trascorrevano le sere d’estate tra amori e tanto divertimento?

Si, stiamo proprio parlando del Musicarello, il sottogenere cinematografico italiano che ebbe fortuna negli anni ’50 e ’60. In quel periodo infatti, i gusti musicali della popolazione italiana si stavano sempre più diversificando creando un gap generazionale tra la musica ascoltata dagli adulti e quella udita dai giovani. Tale tendenza era nata negli Stati Uniti, nazione che in quegli anni aveva visto nascere il rock’n roll (ben presto affermatosi come genere musicale dei teenager) e si era trascinata oltre oceano interessando anche la nostra bella nazione.

Tale fenomeno persuase anche l’ambiente cinematografico italiano; siamo intorno al 1960 quando Lucio Fulci propose al cantante Adriano Celentano di partecipare al film “Urlatori alla sbarra”. Dopo il 1962, anno di successo per le band Beatles e Rolling Stones, il panorama musicale e cinematografico italiano mutarono ulteriormente: nel nostro Paese esplose la musica beat che ben prestò si configurò come sinonimo di emancipazione giovanile. Emergono nuovi cantanti come Gianni Morandi, Caterina Caselli, Patty Pravo, Lucio Battisti e gruppi come gli Equipe 84, i Nomadi e i New Trolls. Il successo di questi artisti attirò numerosi produttori cinematografici che colsero l’occasione per portare sul piccolo schermo questi personaggi. Il più tempestivo fu Goffredo Lombardo che attraverso il film dal titolo “In ginocchio da te” e “Nessuno mi può giudicare” presentò Gianni Morandi e Caterina Caselli. In queste pellicole veniva evidenziata la ribellione dei cantanti nei confronti delle vecchie usanze; tuttavia, per evitare che tale messaggio risultasse troppo esplicito e per raggiungere un numero maggiore di telespettatori, le sceneggiature prevedevano la presenza di adulti che interpretavano ruoli autoritari . Verso la metà degli anni ’60 il musicarello si giostrava tra musica di successo, storie d’amore e scenette comiche; dietro tale facciata, la rivolta giovanile, che avrebbe trovato sfogo nelle contestazioni del 1968. A differenza di quanto accadeva negli Stati Uniti, il tema del pacifismo apparve nelle canzoni italiane dell’epoca un riferimento generico e lontano. Ciò nonostante, i testi delle canzoni, come pure il loro utilizzo nei film, esprimevano un disagio esistenziale che diventava sempre più politico. Lo vediamo ad esempio nel film di Antonio Pierangeli “Io la conoscevo bene”, in cui le canzoni comunicano il senso di vacuità e solitudine percepito dalla protagonista (Stefania Sandrelli), che si suiciderà. All’avvio della contestazione studentesca del 1968 corrisponde il declino del musicarello; Per qualche tempo riuscì a resistere la coppia composta da Al Bano e Romina Power ma ben presto questo sottogenere cinematografico rimase solo un ricordo e un’icona utile nel descrivere usi e costumi dei nostri anni ’60.

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