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“LA BELLA E LA BESTIA” DI JEAN COCTEAU



Oggi vogliamo farvi ritornare di nuovo bambini raccontando la versione cinematografica di una favola vecchia come il tempo e senza tempo: si tratta de “La Bella e la Bestia”. Tutti conosciamo la vicenda: la fanciulla Bella di nome e di fatto, che sacrifica la sua vita per amore del padre, colpevole di aver rubato una rosa dal giardino di un magnifico castello di proprietà di un’orribile Bestia, divenuta tale a causa di un incantesimo. La ragazza impara a conoscere l’uomo che c’è dietro il mostro anche se alla sua costante domanda “La Bella, vuole diventare mia moglie?” la risposta sarà sempre negativa

Ottenuta l’amicizia e la fiducia di questo padrone del castello, la Bella chiede di poter far visita al padre e ai fratelli, permesso che viene accordato con la promessa di far ritorno dopo otto giorni (pena: la morte della Bestia). Le sorelle invidiose delle ricchezze e degli abiti che sfoggia la protagonista, decidono di comportarsi nei suoi confronti in modo amorevole, così da convincerla a non far ritorno al castello. Ma è sufficiente la visione della Bestia in fin di vita per far ripartire la Bella; solo a questo punto ella comprende che il sentimento nei confronti dell’animale è amore. Questo è sufficiente per spezzare il sortilegio e per donare ad entrambi eterna felicità.

 

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Una storia davvero suggestiva e attuale che invita ciascuno di noi a guardare oltre all’aspetto esteriore e a seguire i propri sentimenti. Ma il riferimento va al lungometraggio di genere meravilleux realizzato dal regista francese Jean Cocteau nel 1964. Il regista porta lo spettatore sulle ali della poesia con due attori famosissimi come Jean Marais e Josette Day.

Si è da poco concluso il secondo conflitto mondiale e i cittadini hanno bisogno di speranza, di sogni e proprio questa favola svolge un ruolo fondamentale in questo: abiti sontuosi, magia, bellezza e purezza nei sentimenti.

Per entrare nel merito del film, esso mostra una trama fedele all’originale versione letterario di Madame de Beaumont (seconda metà del 1700) anche se viene introdotto Armando, pretendente della Bella ma di animo cattivo perché ci sono al mondo uomini più mostruosi della Bestia, benché lo nascondano.

E infatti la cattiveria, la gelosia di questo personaggio viene condannata al termine della pellicola: la Bestia si trasformerà in un principe con le sembianze di Armando e quest’ultimo giacerà morto al suolo sotto forma di Bestia. Siamo nel 1946 e in periodo post bellico, pochi erano i mezzi per realizzare i film che, seppur molto efficace e poetico, non fa uso di effetti speciali. Pensate che per il trucco della Bestia il tempo impiegato era di 5 ore: tre per il volto e due per ciascuna mano.

Insomma, amici di Birikina, un film da guardare assieme ai vostri figli e nipoti, perché sebbene datato, lascerà tutti a bocca aperta.

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