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1961 NASCE IL WWF



Nel 1961 un gruppo di sostenitori della natura fonda il WWF. Oggi è la più grande organizzazione mondiale per la conservazione della natura. L’acronimo significava originariamente World Wildlife Fund – Fondo mondiale per la vita selvatica; nel 1986, l’interpretazione di tale acronimo è stata modificata in World Wide Fund For Nature – Fondo [d’estensione] mondiale per la natura. Il WWF ha la forma giuridica del “Charitable Trust”.

 

 

Il WWF fu fondato l’11 settembre 1961 in Svizzera da un gruppo sensibile ai temi ambientali e il naturalista-pittore Sir Peter Scott disegnò il logo originale, con il Panda gigante bianco e nero, su sfondo bianco. Il trust WWF ha uffici in quasi novanta paesi e la sua sede centrale si trova a Gland, in Svizzera. In Italia il WWF è rappresentato dal WWF Italia.

 

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La mascotte del WWF ha preso origine dal panda gigante Chi Chi, che fu trasferito dallo zoo di Pechino a quello di Londra negli stessi anni dell’istituzione del WWF. Essendo l’unico esemplare di panda gigante nel mondo occidentale in quel periodo, unitamente alle sue caratteristiche fisiche e al suo status di specie in via d’estinzione, il panda fu ritenuto idoneo ad essere un forte simbolo riconoscibile dell’associazione.

Secondo Peter Scott, inoltre, il panda aveva la capacità di ispirare tenerezza e simpatia; il panda fu scelto come simbolo del WWF anche perché era facilmente riproducibile in bianco e nero, ed il WWF necessitava di un animale che avrebbe avuto un certo impatto nelle stampe in bianco e nero.

La missione del WWF è quella di contrastare la devastazione dell’ambiente naturale del pianeta, e di contribuire alla costruzione di un futuro, in cui l’uomo vivrà in armonia con la natura. A questo scopo il WWF si batte per: conservare la biodiversità del pianeta, assicurare che l’uso di risorse naturali rinnovabili sia sostenibile, promuovere misure per la riduzione dell’inquinamento e degli sprechi di risorse.

L’approccio del WWF è focalizzato su sei temi prioritari di interesse globale: le foreste, gli oceani e le coste, l’acqua, le specie in pericolo, e i pericoli legati agli agenti chimici tossici e al cambiamento climatico. Rispetto a ciascuno di questi temi, il WWF si prefigge degli obiettivi misurabili e gestisce i progetti che hanno ormai la peculiarità di coinvolgere le popolazioni locali, in quanto – sostiene il WWF – senza il loro appoggio la tutela dell’ambiente risulterebbe impossibile. Per individuare le aree in cui agire il WWF ha adottato la strategia ecoregionale per selezionare 200 ecoregioni e grandi aree geografiche.

Per ottenere ciò il WWF giunge anche a stipulare accordi di partnership con quelle istituzioni che si impegnano, secondo un protocollo concordato, a ridurre il proprio impatto. In Italia, pur se più in sordina rispetto ad altre nazioni, ha ottenuto una certa visibilità collaborando con canali televisivi e, recentemente,con portali web.

A partire dagli anni Novanta il WWF ha promosso in tutto il mondo la Conservazione ecoregionale, ovvero la pianificazione delle azioni di conservazione su una base ecologica. Un ambizioso progetto internazionale ha permesso di mappare le ecoregioni del Pianeta e individuarne le 238 prioritarie, denominate Global 200. Nel 1995 il WWF raccolse 150.000 firme per abolire le spadare, reti da pesca che uccidono molte specie in pericolo. Nel 2002 l’Unione Europea ha proibito le reti.

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